- Dettagli
- Creato LunPMCETE_Dicembre+0100RDicPMCET_Jth7
Sicurezza sulla Flaminia, riuscirà Ancona a ragionare come un Capoluogo?
L'assessore di Ancona Stefano Foresi, persona amabile e fortemente impegnata sul piano sociale e amministrativo, indirettamente, ma sostanzialmente, ha confermato nei giorni scorsi, sulle pagine di un quotidiano locale, ciò che ho avuto l'opportunità di ribadire sulle stesse colonne circa la sicurezza stradale di via Flaminia. Foresi è anzi entrato nei particolari del bando sulla sicurezza stradale di ispirazione ministeriale, ma gestito dalla Regione Marche, dando cifre corrette, peraltro ampiamente documentabili da chiunque, mediante un semplice accesso agli atti. Invero la stessa informazione capillare e rispetto degli impegni presi li si dovrebbe dimostrare anche per altre questioni, come, ad esempio, il disservizio che si causa al flusso di traffico su Via Redi, tra Falconara e Ancona, inopportunamente interrotto nelle ore mattutine in contemporanea con l'afflusso scolastico, causando notevoli difficoltà e "molestie" ai cittadini falconaresi. Stiamo ancora attendendo, lo ripeto, il rispetto degli impegni presi per una soluzione più semplice e razionale del problema!
Torno al Bando. La parte prevista, oltre alle opere, e dedicata al finanziamento della formazione ed educazione stradale, da realizzarsi principalmente nelle scuole, è del tutto secondaria, rispetto all'impegno per la struttura viaria e per i manufatti connessi. Essa coinvolge anche il coinvolgimento e la collaborazione di Enti "esterni", come l'Aci e la Federazione Motociclistica Nazionale. Si tratta solo di determinare, concordemente e in maniera più contenuta, i relativi importi finanziari, con il N.O. della Regione, rispettando lo spirito del bando. D'altra parte non esiste sicurezza stradale senza cultura, educazione tra gli utenti e rispetto del Codice della Strada. Assieme al Comune di Ancona, in un progetto unitario (forse l'unico?), risultammo vincitori per avere messo a fuoco e al centro dell'attenzione un tratto di territorio tra i più convulsi e trafficati della Regione; con un procedimento amministrativo e con un pool di tecnici di ambedue gli Enti, che hanno lavorato all'unisono per circa due mesi.
Fatto più unico che raro. Ma evidentemente le buone cose non si riescono a fare, in questo Paese. Prevale sempre, in definitiva, la visione municipalistica, anche di un Capoluogo. Ore di lavoro perse? Impiego inutile di ingegneri, geometri, funzionari amministrativi? Sarebbe avvilente. Speriamo di no. Noi di Falconara, come Ancona, abbiamo già fatto e facciamo la nostra parte nell'ambito dei nostri confini amministrativi, pur con le magre risorse a disposizione. Ma, almeno per una volta, possiamo realizzare delle cose assieme? In una visione unitaria? Magari iniziando, appunto, dalle arterie stradali che, per loro natura e funzione, non conoscono i confini comunali. Si riuscirebbero, a mio avviso, ad affrontare in maniera più organica i problemi e le soluzioni sarebbero certamente migliori, se non ottimali. Ai cittadini non interessa, andando al succo, se una strada è dell'uno o dell'altro Comune, quanto l'efficienza dei servizi e la possibilità di muoversi celermente e in sicurezza in un territorio vasto. Rinnovo, quindi, ancora la possibilità di sbloccare i fondi. Le soluzioni, legittime e soddisfacenti si possono certamente trovare. Con il concorso di tutti. Sarebbe anche un buon servizio che si farebbe ai cittadini di Falconara, il cui Comune, diversamente da Ancona, non può accedere, ancora per parecchi anni, a mutui. Per insipienza delle passate amministrazioni.
Torno al Bando. La parte prevista, oltre alle opere, e dedicata al finanziamento della formazione ed educazione stradale, da realizzarsi principalmente nelle scuole, è del tutto secondaria, rispetto all'impegno per la struttura viaria e per i manufatti connessi. Essa coinvolge anche il coinvolgimento e la collaborazione di Enti "esterni", come l'Aci e la Federazione Motociclistica Nazionale. Si tratta solo di determinare, concordemente e in maniera più contenuta, i relativi importi finanziari, con il N.O. della Regione, rispettando lo spirito del bando. D'altra parte non esiste sicurezza stradale senza cultura, educazione tra gli utenti e rispetto del Codice della Strada. Assieme al Comune di Ancona, in un progetto unitario (forse l'unico?), risultammo vincitori per avere messo a fuoco e al centro dell'attenzione un tratto di territorio tra i più convulsi e trafficati della Regione; con un procedimento amministrativo e con un pool di tecnici di ambedue gli Enti, che hanno lavorato all'unisono per circa due mesi.
Fatto più unico che raro. Ma evidentemente le buone cose non si riescono a fare, in questo Paese. Prevale sempre, in definitiva, la visione municipalistica, anche di un Capoluogo. Ore di lavoro perse? Impiego inutile di ingegneri, geometri, funzionari amministrativi? Sarebbe avvilente. Speriamo di no. Noi di Falconara, come Ancona, abbiamo già fatto e facciamo la nostra parte nell'ambito dei nostri confini amministrativi, pur con le magre risorse a disposizione. Ma, almeno per una volta, possiamo realizzare delle cose assieme? In una visione unitaria? Magari iniziando, appunto, dalle arterie stradali che, per loro natura e funzione, non conoscono i confini comunali. Si riuscirebbero, a mio avviso, ad affrontare in maniera più organica i problemi e le soluzioni sarebbero certamente migliori, se non ottimali. Ai cittadini non interessa, andando al succo, se una strada è dell'uno o dell'altro Comune, quanto l'efficienza dei servizi e la possibilità di muoversi celermente e in sicurezza in un territorio vasto. Rinnovo, quindi, ancora la possibilità di sbloccare i fondi. Le soluzioni, legittime e soddisfacenti si possono certamente trovare. Con il concorso di tutti. Sarebbe anche un buon servizio che si farebbe ai cittadini di Falconara, il cui Comune, diversamente da Ancona, non può accedere, ancora per parecchi anni, a mutui. Per insipienza delle passate amministrazioni.
- Dettagli
- Creato LunPMCETE_Dicembre+0100RDicPMCET_Jth7
Referendum: non ha vinto la conservazione, ha perso la mancanza di coraggio
Terminata l'abbuffata referendaria, il lavoro non si ferma. Già. Perché al di là di come la si pensi non credo che la vittoria netta dei No stia a indicare che tutto va bene così come è e che gli italiani siano particolarmente innamorati di Senato e Cnel. Un paio di riflessioni a caldo. Bene ha fatto Renzi ad assumersi la responsabilità esclusiva della sconfitta: è chiaro che legando il quesito alla sua persona ha trasformato la consultazione in un plebiscito e la Costituzione non può essere utilizzata come grimaldello politico d'occasione. Ne va della stessa credibilità della politica: non possiamo trasformare l'Italia in una Repubblica delle banane o di tipo sudamericano. Questo, per quanto riguarda la forma. Poi però c'è anche la sostanza di una riforma che, pur spacciata per rivoluzionaria, era alquanto timida rispetto alle reali esigenze del Paese. Accentratrice nei confronti dei territori (anche quelli virtuosi e alla faccia di un vero federalismo, non quello pasticciato che abbiamo ora), con un Senato che rimane anche se depotenziato (e allora perché non toglierlo del tutto?) e tutta una serie di modifiche tali da sembrare il vestito nuovo messo addosso a una vecchia rugosa. Dove per "vecchia rugosa" non si intende la Costituzione nei suoi Principi Fondamentali, che andrebbero attuati anziché solo decantati come "i più belli del mondo", bensì l'organizzazione dello Stato.
Oggi, posate le bandiere di una e dell'altra parte, ciò che veramente mi ha impressionato, è stata l'alta partecipazione. E, nel dettaglio, il numero di voti validi. Chi si è recato alle urne ha fatto una scelta. Pochissime le schede bianche (0,23%) e le nulle (0,58%). Nelle Marche il No si è attestato al 55,05%. Nei maggiori centri della Provincia di Ancona non c'è stata partita. Sia in quelli amministrati dal Pd (Ancona, Senigallia, Osimo e Fabriano) sia in quelli "civici" come Jesi e Falconara. Le meravigliose imprese di Renzi nei suoi 1000 giorni a Palazzo Chigi? Racconti. Il popolo – che ormai non crede più a sondaggisti, giornali, élite culturali ma ai conti che quotidianamente è costretto a fare con la dura realtà – non gli ha creduto. Tra i cittadini abbiamo visto saltare gli schieramenti tradizionali e andare verso nuove aggregazioni. C'è una nuova forza sociale nel Paese, trasversale ai concetti novecenteschi di "destra" e "sinistra" o, come si dice dalla Seconda Repubblica in poi, di "centrodestra" e "centrosinistra". Una forza che unisce le vecchie generazioni alle giovani attraverso il magnete della buona volontà e del bene comune. Del rimboccarsi le maniche e di aiutarsi reciprocamente.
Una forza che sempre più mal tollera i paletti della burocrazia e smania per avere autonomia da un apparato centrale, sue diramazioni comprese, al timone dalla notte dei tempi. Nel piccolo del nostro territorio, Brandoni ha vinto nel 2008 non perché di centrodestra ma come alternativa alle macerie lasciate da chi lo aveva preceduto. È stato confermato nel 2013 sulla scorta di quanto di buono lui e il suo gruppo politico, di cui mi pregio di far parte, era riuscito a fare in termini di risanamento. Nel 2018 vincerà chi meglio saprà far sue le battaglie quotidiane dei cittadini e che con più coraggio saprà battersi per loro e con loro. Anche se questo significherà scontentare il Palazzo. Lo abbiamo visto con l'ipotesi di hotspot per immigrati in zona Saline. Con i cittadini in strada a protestare e a far saltare un piano che sarebbe stato attuato come un blitz se la comunità fosse rimasta silente. Nella nostra città il No ha vinto con il 53,63%: 8080 cittadini. I Sì hanno ottenuto invece 6986 ics, pari al 46,37%. E davvero non credo che il No sia sinonimo di conservazione. Il fronte del cambiamento è molto più ampio di quel che si crede. Ma serve cambiamento vero, coraggio vero di affrontare le situazioni. Già dai prossimi giorni quando saremo chiamati ad affrontare la partita della gestione dei rifiuti. E sulle antenne. Sugli sversamenti in mare. Sulla questione ambientale. Coraggio. Perché un vestito nuovo a una vecchia rugosa non interessa più nessuno.
- Dettagli
- Creato SabPMCESTE_Ottobre+0200ROttPMCEST_Jth7
Falconara è da oltre 40 anni senza un piano anti terremoto: stiamo lavorando anche questo
Le nuove scosse di terremoto degli ultimi giorni hanno riportato il grande pubblico a parlare di sicurezza in caso di calamità. Un sisma, come nel nostro caso, ha sempre la capacità di polarizzare – almeno nell'immediatezza – il dibattito. Nazionale e locale. Salvo poi essere abbandonato altrettanto rapidamente con il passare dei giorni. Falconara non fa eccezioni. Tanto che dalla serata di mercoledì, a partire dai social fin nelle piazze, è tutto un susseguirsi di commenti, domande, riflessioni e anche divagazioni sul tema. Come amministratori, nei minuti successivi le scosse, pur a circa 80 chilometri dall'epicentro (in foto un'immagine di Camerino), abbiamo convocato il Coc (Centro Operativo Comunale) per valutare il da farsi. Verifiche sulle strutture erano indispensabili. Non perché gli edifici non siano a norma. Quelli sono altri controlli che abbiamo già effettuato nel tempo. Ma perché è bene verificare sempre dopo un evento del genere. Nell'impossibilità operativa di avviare controlli notturni da parte dell'ufficio tecnico comunale, il sindaco Brandoni ha preferito, come per altro molti altri sindaci del territorio, chiudere le scuole di ogni ordine e grado per giovedì 27. Giornata interamente dedicata alle strutture. Tutte risultate agibili e non danneggiate tanto che in serata si è provveduto a comunicare alla popolazione la loro riapertura per il giorno successivo. Allo stesso tempo sono stati allertati i gestori dei campi sportivi comunali, dei palasport e delle palestre di tenere aperto e con le luci accese per ospitare potenziali cittadini che non fossero stati tranquilli tra le mura domestiche. Questa iniziativa rientra nel piano di emergenza cittadino e fa parte di quelle azioni amministrative che vengono portate avanti da tempo. Quando, cioè, le luci dei riflettori sono spente. Quando il dibattito è altrove, magari focalizzato su una buca in strada da rattoppare, su un marciapiede dissestato, sull'erba troppo alta di un'aiuola. Temi che nell'ordinario del quotidiano hanno pur sempre la loro importanza, per carità. Guai all'amministratore che trascura questi aspetti. Ma guai anche a svegliarsi travolti dall'emergenza. È per questo che, come dicevo, da tempo stiamo lavorando alla realizzazione di un PIANO COMUNALE DI PROTEZIONE CIVILE che accorpi i vari protocolli di emergenza vigenti e quelli in via di completamento. Che Falconara sia una realtà problematica non è una novità. Che dal 1972, anno del terremoto di Ancona, a oggi non si sia predisposto un piano di emergenza in caso di sisma è assurdo.
L'epoca d'oro delle giunte di centrosinistra, quelle del Grande Debito falconarese, hanno giusto partorito il Piano di Emergenza Esterna in caso di incidente rilevante alla raffineria Api. La procedura è stata da noi migliorata nel 2014. Dovete sapere che prima di allora il Comune veniva avvisato solo se l'incidente era particolarmente grave. Con la nostra revisione, il Comune viene sempre avvisato. Sta poi alla responsabilità degli amministratori intraprendere le azioni più opportune nei confronti dei cittadini. A partire dal semplice avviso fino, nei casi più estremi, all'evacuazione dei quartieri. Si resta basiti se si pensa a decenni di amministrazioni a contatto con varie industrie, non solo Api, e appena un protocollo nato dopo l'incendio in raffineria del 1999. Cosa abbiamo fatto noi in questi anni? Il mese scorso il sindaco Brandoni e l'assessore Astolfi hanno riepilogato la situazione attuale. Oltre al già detto Piano che riguarda la Raffineria, Falconara è dotata di un piano di sicurezza dell'aeroporto Sanzio, un piano neve, un piano che riguarda gli interventi in caso di inquinamento da idrocarburi sulla costa (progetto regionale di cui siamo Ente capofila) e un piano di emergenza per incendi boschivi.
E il terremoto? A 44 anni (quarantaquattro!) di distanza da Terry, visto che non ci aveva pensato nessuno, stiamo lavorando anche a questo e siamo in dirittura d'arrivo. Con l'intento di arrivare a fine legislatura al PIANO COMUNALE DI PROTEZIONE CIVILE. Piano, lo ricordo, contenuto nel nostro Programma Elettorale 2013. Stiamo mantenendo una promessa fatta agli elettori che è prima di tutto un dovere degli amministratori (tutti, a prescindere dallo schieramento) nei confronti della popolazione. Siamo compatti nel considerare questa una priorità non più rinviabile. La maggior parte degli aspetti è stata già affrontata. Dalla mappa sismica cittadina alle aree a rischio esondazione, dalle aree a rischio frana ai punti di attesa, ricovero e raccolta tenendo conto del numero di cittadini residenti nei vari quartieri e la viabilità di emergenza. Quello che è rimasto da fare è mettere insieme tutti i dati dei vari settori ed elaborare il Piano Unico. Ovvio, tutto ciò non può rimanere in un cassetto del Comune ma deve essere quanto più divulgato ai cittadini. Lo so, in comunicazione dobbiamo migliorare. Non sarei onesto con i cittadini e con me stesso se affermassi il contrario. Incontri pubblici, simulazioni periodiche, brochure e campagne informative, social network, un servizio di messaggistica che informi e orienti i cittadini in caso di necessità. Azioni per trasformare in patrimonio conoscitivo comune, che in situazioni di crisi fa la differenza e salva vite, uno strumento che se non divulgato rischia di restare un faldone burocratico e polveroso fine a se stesso.
- Dettagli
- Creato VenPMCESTE_Ottobre+0200ROttPMCEST_Jth7
Bypass e futuro, l'Università di Ancona studierà il "caso Falconara"

Con lo scopo di ripensare la zona nord di Falconara, la città diventa argomento di studio per gli studenti della Facoltà di Ingegneria e del suo corso di laurea di Ingegneria Edile - Architettura della Politecnica delle Marche. Nell'ambito della programmazione dei corsi, e in particolare per gli esami di composizione architettonica e urbana e di urbanistica, gli universitari del 2°, 3° e 4° anno, con il coordinamento generale del prof Gianluigi Mondaini, svolgeranno approfondimenti, studieranno idee, formuleranno ipotesi di sviluppo per la zona di città che si estende da Villanova e fino a Rocca Priora, zona interessata dal passante ferroviario, il cosiddetto bypass, la cui realizzazione libererà una vasta area di territorio in una una parte importantissima della città di Falconara, forse la più delicata. Un'occasione, che si inserisce nella più ampia attività accademica, per gli studenti che si impegneranno in gruppi di lavoro per ideare delle progettualità future, delle proposte urbanistiche, per ipotizzare delle soluzioni e degli sviluppi futuri di questa vastissima area.
Ma anche una sfida da raccogliere. Sia per gli studenti, sia per il Comune così come per la collettività cittadina e l'intero territorio. Da parte nostra, sollecitiamo la vivacità dei giovani dando la possibilità alle nuove leve di studiare la realtà nella realtà. I lavori prodotti non saranno solo oggetto d'esame ma saranno messi in mostra al pubblico e potranno essere utilizzati nei confronti con Rfi e con gli altri interlocutori, istituzionali o meno, quando si discuterà del futuro di quell'area nord. Oltre al prof Mondaini, l'attività sarà guidata anche da altri docenti: Fausto Pugnaloni, Paolo Bonvini, Francesco Alberti e tutti i docenti e collaboratori dei Laboratori interessati. Attività che si svolgerà prevalentemente nelle aule dell'università, ma saranno previste visite in loco per raccogliere elementi, suggerimenti e idee. Il nuovo corso, che coinvolgerà circa 150 studenti, sarà presentato nella Sala del Consiglio al Castello di Falconara Alta mercoledì 12 alle 14. Un bell’esempio di sinergia e collaborazione fra Comune ed Università Politecnica delle Marche. Un appuntamento da non mancare, anche per amministratori, consiglieri comunali e cittadini.
